Antonio Marras presenta al Fuorisalone 2026 “PicNic a Le Vasche di Ciu’ Peppì”, un racconto immersivo che intreccia moda, design, arte e memoria, profondamente radicato nei paesaggi della Sardegna. Negli spazi di NonostanteMarras a Milano prende forma un percorso multisensoriale che trasforma la costa sarda in un ambiente fatto di colori, materiali e narrazioni stratificate. Installazioni, arredi e superfici decorate costruiscono un paesaggio in cui gli elementi sembrano emergere naturalmente tra rocce e sole: sedute, divani e tavolini di Antonio Marras + Nodo Italia, le vasche, i pavimenti e le colonne dialogano come presenze organiche. L’ospitalità diventa parte integrante del racconto grazie al Temporary Bistrot & Restaurant, dove si reinterpreta una cucina contemporanea, trasformando il momento conviviale in un’estensione dell’esperienza.
Il progetto si sviluppa come un’evocazione poetica della strada tra Alghero e Bosa, un paesaggio sospeso tra roccia vulcanica e mare aperto, dove vento, salsedine e luce definiscono un’identità sensoriale intensa. Raggiungere Le Vasche di Ciu’ Peppì diventa un rito più che un viaggio: una discesa impegnativa tra macchia mediterranea e sentieri impervi che conduce a conche naturali d’acqua ferma e cristallina, dove la fatica si trasforma in ricompensa e la bellezza si rivela nella sua forma più autentica. I colori si accendono in una palette vibrante – arancio, rosso rubino, giallo lime, blu profondo, verde delle rocce – generando un caleidoscopio visivo che attraversa tutto il progetto.
Questa narrazione si apre alla dimensione collettiva, in cui il picnic diventa un rito condiviso fatto di incontri, gesti e visioni intrecciate. La collaborazione con Nodo Italia introduce la collezione outdoor AL CANTAR – divano, poggiapiedi, tavolino e poltrona – progettata per unire estetica, performance e sostenibilità, con elementi che sembrano modellati dalle stesse forze naturali di sole e sale.
Le superfici reinterpretano lo spazio come un paesaggio interno, mentre le vasche emergono come volumi scenografici immersi in una tavolozza cromatica intensa. Materia, colori e sapori – dalla bottarga al mirto, fino al vino – costruiscono una continuità tra percezione visiva e esperienza sensoriale.
Un ulteriore livello narrativo prende forma nella Domus delle Rose e dei Libri, qui Marras introduce un dialogo poetico tra mito sardo e immaginario letterario, incarnato nella figura contemporanea della Jana che legge Pride and Prejudice, fondendo la forza aspra dell’isola con l’eleganza introspettiva della letteratura inglese. Questo incontro tra mondi diventa metafora dell’intero progetto: uno spazio in cui natura e artificio, passato e presente, materia e racconto convivono e si arricchiscono reciprocamente.
Con il calare della luce, l’atmosfera si fa più densa e suggestiva: i lampadari in ferro smaltato scendono come presenze sospese, mentre uno spazio più severo e architettonico rende omaggio a Auguste Perret, introducendo una pausa solida all’interno del racconto fluido.







