La trasformazione dell’antico carcere di Marchena in museo archeologico ridefinisce il rapporto tra il patrimonio costruito e lo spazio pubblico. In Andalusia, Pablo Millán interviene sull’ex prigione, sul palazzo signorile adiacente e sull’antico vicolo compreso tra i due edifici, riunendoli nella nuova sede del Museo Archeologico di Marchena.
Costruito tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, l’antico carcere rappresenta un esempio di architettura civile austera, realizzata con mattoni, terra battuta e muratura. La compattezza del volume ha conservato nel tempo il carattere originario dell’edificio, mentre gli interni hanno subito trasformazioni profonde. Nel corso del Novecento, l’adattamento a usi industriali ha infatti cancellato gran parte dell’organizzazione spaziale originaria.
Il progetto assume questa stratificazione come punto di partenza e distingue con chiarezza la preesistenza dalle nuove integrazioni. Nell’ex carcere viene conservato l’involucro storico, mentre gli spazi interni sono reinterpretati come una sequenza continua destinata al racconto dell’Età Moderna. Il nuovo impianto espositivo evita una ricostruzione mimetica degli ambienti perduti e lavora invece sulla leggibilità dell’edificio, lasciando emergere le tracce delle diverse fasi che ne hanno definito la storia.
Il palazzo adiacente segue una strategia differente. Alcune porzioni interne vengono rimosse per riportare in evidenza la struttura organizzata attorno alla corte. Il cortile diventa così l’ingresso principale del museo e il fulcro distributivo del complesso, mettendo in relazione i diversi ambienti e orientando i percorsi di visita.
Particolare rilievo assume il recupero dell’antico vicolo compreso tra i due edifici. Progressivamente assorbito dalle trasformazioni del complesso, viene restituito alla città e reinterpretato come elemento di connessione tra il museo e lo spazio pubblico. Il progetto interviene così sulla struttura urbana, costruendo una continuità tra il museo, la piazza e il tessuto storico circostante.
L’intervento lavora non soltanto sulla conservazione della materia esistente, ma anche sulla capacità del complesso di tornare a essere parte attiva della città. L’apertura verso gli spazi pubblici e il recupero dei percorsi storici trasformano l’ex carcere da architettura introversa a sistema più permeabile.
A questa dimensione urbana si affianca una riflessione sulle prestazioni ambientali dell’edificio. Il progetto integra strategie passive di ventilazione e sfrutta l’inerzia termica delle murature esistenti, reinterpretando materiali appartenenti alla tradizione costruttiva locale. La sostenibilità viene quindi affrontata come parte del processo di recupero, attraverso soluzioni coerenti con il clima e con la natura storica del complesso.
Il nuovo Museo Archeologico di Marchena prende forma attraverso un intervento che mantiene leggibile la storia degli edifici e ne ridefinisce il rapporto con la città. L’antico carcere, il palazzo e il vicolo vengono ricomposti in un unico sistema capace di costruire nuove relazioni con lo spazio pubblico.
CREDITI
Progetto: Museo Archeologico di Marchena
Architetti: Pablo Millán
Luogo: Marchena (Siviglia), Spagna
Anno: 2026
Foto: Javier Callejas













