Da Sotheby’s Paris, Architalie esplora la fertile contaminazione tra arte, architettura e collezionismo
L’architettura raramente esiste in isolamento. È, in parte, una storia di contaminazioni: tra discipline, materiali, tecniche e modalità di vedere. L’arte entra nell’architettura; l’architettura esalta il modo in cui l’arte viene percepita. Il design attinge dalla scultura, la scultura dallo spazio, mentre l’interno domestico diventa un campo di sperimentazione nel quale queste influenze si scambiano e si ridefiniscono continuamente.
È proprio questa fertile contaminazione il cuore dell’incontro organizzato quest’estate da Architalie presso Sotheby’s Paris, nell’ambito del programma Les Jeudis d’Architalie. La conversazione ha riunito l’art advisor e curatore Valerio Polimeno e l’architetta e designer Sophie Dries, invitati a riflettere su ciò che accade quando l’arte non viene considerata come il livello conclusivo di un progetto, ma come una delle sue forze generatrici.
La distinzione è sottile, ma le conseguenze significative. Un’opera d’arte può determinare le proporzioni di una stanza, introdurre un preciso registro cromatico, stabilire una relazione materica o modificare una linea di vista. Allo stesso tempo, l’architettura può condizionare la lettura di un’opera: una variazione di scala, di luce naturale, di superficie o di percorso può trasformare radicalmente il modo in cui un oggetto viene percepito e vissuto.
Per Polimeno, questa relazione nasce dalla collezione stessa. Lavorando con collezionisti privati ed istituzioni, considera la collezione come un processo in continua evoluzione, piuttosto che come l’accumulazione di oggetti autonomi. Le opere acquisiscono nuovi significati quando vengono trasferite da un contesto all’altro, mentre gli spazi che le accolgono vengono inevitabilmente trasformati a loro volta. La disposizione diventa così una forma di architettura curatoriale; luce, distanza, sequenza e prospettiva entrano a far parte dell’esperienza dell’opera.
Dries affronta lo stesso territorio dalla prospettiva dell’architetta e della designer. I suoi progetti si muovono spesso lungo i confini tra architettura, arte, arredo e artigianato, permettendo a una disciplina di completare l’altra. Un’opera d’arte può diventare il punto di partenza per il linguaggio materico di un ambiente; un elemento d’arredo può assumere quasi la presenza di una scultura; un dettaglio architettonico può acquisire l’autonomia di un oggetto.
Il risultato non è necessariamente una sintesi perfettamente armonica. Anzi, le relazioni più interessanti possono dipendere proprio da un certo grado di attrito. L’architettura non deve necessariamente diventare invisibile in presenza dell’arte, così come l’arte non dovrebbe essere semplicemente subordinata a un progetto d’interni. Ciò che conta è la tensione tra le due, il modo in cui una disciplina oppone resistenza all’altra o, al contrario, ne amplifica la presenza.
È qui che il ruolo dell’architetto si allontana dall’idea di un contenitore neutrale per diventare quello di chi costruisce relazioni. Tra l’oggetto e la parete, tra il corpo e la stanza, tra la collezione e la vita quotidiana che la circonda. Lo spazio diventa così un partecipante attivo, anziché uno sfondo.
Sotheby’s Paris, grazie all’accoglienza di Bianca Biaggi, manager degli eventi e del mercato dell’arte, ha offerto un contesto particolarmente significativo per questo scambio. Una casa d’aste è, per sua stessa natura, un luogo di continuo spostamento e ricontestualizzazione, nel quale opere appartenenti a epoche, geografie e discipline diverse vengono riunite prima di intraprendere una nuova vita. Al termine del confronto, gli ospiti hanno attraversato Modern & Contemporary Discoveries, la mostra curata dalla specialista di arte contemporanea di Sotheby’s, Isobel Gooder. Dipinti, sculture e oggetti di design hanno materialmente espresso i punti di vista emersi durante la conversazione: il modo in cui un oggetto occupa lo spazio, come la prossimità possa creare corrispondenze inattese e come il contesto architettonico possa ricalibrarne la presenza.
Fondata a Parigi nel 2022, Architalie ha fatto di questo genere di scambio interdisciplinare uno degli elementi centrali della propria identità. Il suo programma mette in relazione architetti italiani che lavorano in Francia con professionisti francesi e internazionali interessati ad un rapporto con l’Italia, creando uno spazio nel quale le reti professionali si trasformano in occasioni di confronto culturale.
Attraverso Les Jeudis d’Architalie, l’architettura incontra l’arte, il design, l’artigianato, la tecnologia e la cultura materiale non come ambiti separati e contigui, ma come territori sovrapposti. Il valore di questi incontri risiede proprio nella loro capacità di generare contaminazione. Le idee migrano. I metodi vengono presi in prestito. I confini diventano porosi.
Foto cortesia di Architalie









