Nelle sale del Museo Bagatti Valsecchi, dove pannelli in legno intagliato e arredi rinascimentali un tempo mettevano in scena una fantasia colta del passato italiano, una presenza audace abita ora questa magnifica atmosfera. Con Depero Spazio a Spazio. La creazione della memoria, la casa museo milanese diventa teatro di un incontro sorprendente e magico tra Novecento e Ottocento, l’immaginazione irrequieta dell’artista futurista Fortunato Depero, il cui lavoro è in perpetuo equilibrio tra visioni arcaiche e progressiste, e i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, visionari e appassionati collezionisti di arte neorinascimentale.
La mostra, a cura di Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico, organizzata in collaborazione con il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, è visitabile dal 13 febbraio al 2 agosto 2026. L’allestimento, ideato dallo studio milanese a-fact architecture factory, con lighting design di LightScene Studio, tratta il museo non come un contenitore ma come un partecipante attivo. La rassegna si sviluppa come un dispositivo relazionale, mettendo in scena le opere di Depero in un attento dialogo spaziale, divenendo una narrazione attiva.
L’intervento intende “vestire” la casa, alludendo alla reinvenzione degli interni da parte dei fratelli Bagatti Valsecchi nella loro erudita interpretazione della Milano cinquecentesca. La residenza, creata alla fine del XIX secolo dai fratelli, non è mai stata solo una casa. Era un manifesto estetico, una meticolosa rivisitazione di un palazzo milanese del XVI secolo, completo di arredi d’epoca, arti applicate e coerenza decorativa. Una devozione storica che non rinnegava una sensibilità completamente moderna: illuminazione elettrica, acqua corrente e la convinzione che il design potesse plasmare l’esperienza quotidiana.
Questa tensione tra passato e presente costituisce il fulcro concettuale della mostra. Depero, che ha lavorato decenni dopo, ha perseguito un’ambizione parallela. A Rovereto, trasformò un edificio storico in quella che sarebbe diventata la Casa d’Arte Futurista Depero, integrando opere contemporanee in una struttura antica e abbattendo le distinzioni tra arte, architettura e ambiente. Entrambi i progetti, uno neorinascimentale, l’altro tardo futurista, condividono il desiderio di costruire mondi totali, spazi in cui arte e vita sono inseparabili. La mostra mette in luce questa inaspettata affinità. Più di quaranta opere di Depero, risalenti agli anni ’30-’50, non sono esposte ma inserite nel tessuto domestico della casa. I dipinti sostituiscono temporaneamente i pezzi storici; le composizioni decorative fanno eco all’arredamento del museo, come se fossero sempre appartenute alle stanze. Anziché trasformare gli interni storici in scenografie teatrali, i designer trattano l’installazione come un “paramento”, un sottile strato che attiva le relazioni tra oggetti e stanze. L’illuminazione accuratamente calibrata accentua questo senso di dislocazione temporale, sospendendo i visitatori tra i secoli, tra la solidità rinascimentale e il dinamismo futurista.
Attraverso la mostra, si sperimenta una peculiare elasticità del tempo. Le figure angolari di Depero, i tessuti vivaci e le fantasie meccaniche convivono con la quiete dell’ambiente neorinascimentale, rivelando affinità inaspettate: un fascino condiviso per l’artigianato, l’ornamento e la modellazione dello spazio come esperienza estetica totale. Il risultato è ciò che i curatori descrivono come un “cortocircuito estetico”. Il passato non cede il passo al futuro, né la modernità cancella la tradizione; ciascuno accentua la presenza dell’altro. Il museo diventa un laboratorio in cui la continuità storica viene messa alla prova e reimmaginata.
L’enfasi sull’esperienza totale riflette la pratica multidisciplinare dello stesso Depero. Pittore, designer, scenografo e architetto di ambienti, ha costantemente dissolto i confini tra le arti. Le sue installazioni, i suoi progetti teatrali e le sue opere decorative miravano a rimodellare la percezione. Segna anche un simbolico ritorno a Milano, dell’artista. centrale nella carriera dell’artista, città da lui scelta, dove ha esposto, trovato mecenati e successivamente ottenuto il riconoscimento della critica. A più di trent’anni dall’ultima grande retrospettiva a lui dedicata, le sue opere riappaiono non come reperti storici, ma come una proposta viva di spazio, design e memoria.
Crediti fotografici:
Cover: Sala della Stufa Valtellinese. Photo by Elena Datrino. Fortunato Depero, Danza del vento, 1952, Mart, Fondo Depero
01: Sala Bevilacqua. Photo by Elena Datrino. Fortunato Depero, Cordial Campari, 1939, Mart, Fondo Depero. Fortunato Depero, Simultaneità metropolitane, 1946, Mart, Fondo Depero
02: Sala dell’affresco. Photo by Elena Datrino. Fortunato Depero, Cavalli sulla corda, Mart, Fondo Depero
03: Camera Rossa. Photo by Elena Datrino. Fortunato Depero, Abiti da uomo, 1945,Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero © FORTUNATO DEPERO, by SIAE 2026
04: Sala della Stufa Valtellinese. Photo by Elena Datrino. Fortunato Depero, (L’uomo con la pipa) Fumatore e fiore, 1946, Mart, Fondo Depero
05: Sala della Stufa Valtellinese. Photo by Elena Datrino. Fortunato Depero, Danza del vento, 1952, Mart, Fondo Depero







