Ogni casa custodisce una storia, ma alcune sembrano nascere proprio da un racconto. C’era una volta un piccolo appartamento nel centro storico di Roma, all’interno di un edificio di fine Ottocento, uno spazio frammentato, segnato da un precedente frazionamento, che aspettava di essere riscritto attraverso il progetto. A immaginare questa nuova narrazione domestica è Studio RIDE Architettura, guidato dalle architette Irene Romano ed Enrica Di Toppa, che con l’intervento intitolato “C’era una volta” trasformano un bilocale in un dispositivo abitativo flessibile, capace di adattarsi a tempi e usi differenti.
L’appartamento è stato acquistato da un musicista e imprenditore con l’idea di utilizzarlo come pied-à-terre romano, piccolo ufficio e spazio da destinare, nei periodi di assenza, all’affitto breve. La richiesta rivolta alle progettiste era chiara: permettere alle due stanze di funzionare in modo autonomo, così da poter convivere con diverse modalità di utilizzo. A partire dalla configurazione iniziale – ingresso, soggiorno con angolo cottura, camera matrimoniale e bagno – il progetto introduce quindi una trasformazione radicale, ricavando un secondo bagno e organizzando entrambe le camere affinché possano accogliere il pernottamento.
L’intervento si concentra in particolare sull’ambiente più ampio dell’appartamento, il precedente soggiorno con cucina, che viene convertito in una camera matrimoniale completa di bagno privato e cabina armadio. La camera originaria assume invece il carattere di uno spazio polifunzionale, capace di ospitare un piccolo angolo cottura, una zona lavoro e un’area notte occasionale. Il risultato è un sistema domestico flessibile, in cui ogni stanza possiede una propria autonomia funzionale pur rimanendo parte di un organismo unitario.
Una delle principali sfide progettuali riguarda la qualità della luce naturale. L’appartamento dispone infatti di sole due finestre affacciate su un cortile privo di valore visivo. In risposta a questa condizione, le architette costruiscono un vero e proprio paesaggio interno attraverso una sequenza di prospetti domestici che sostituiscono simbolicamente la mancanza di orizzonti esterni. Colori e materiali evocano l’immaginario della Roma storica con tinte terracotta e avorio, accostamenti caldi e porpora, parquet in rovere che amplifica la luminosità, specchi e carte da parati che introducono effetti di sfondamento ottico e dilatazione dello spazio.
L’ingresso rimane sostanzialmente invariato e si configura come un corridoio distributivo che conduce alle due camere. Le pareti sono trattate con uno smalto terracotta che amplia visivamente la sezione dello spazio, mentre due applique in vetro incorniciano una consolle disegnata su misura in tubolari di ferro verniciato a polvere con piano in marmo.
Nella nuova camera da letto, la stessa tonalità terracotta avvolge un piccolo disimpegno percepito come uno scavo nel volume dei servizi. Qui bagno e cabina armadio sono inseriti come un nucleo compatto all’interno della stanza. Il solaio originario in travetti e voltine è stato riportato a vista e diventa il segno materico dominante dell’ambiente. La seconda stanza è pensata come uno spazio altamente trasformabile. Tutte le funzioni di servizio sono racchiuse in una grande armadiatura bianca con ante scorrevoli che contiene cucina, lavanderia, guardaroba e zona tecnica. Liberato da elementi permanenti, l’ambiente può ospitare riunioni attorno al tavolo rotondo oppure accogliere due ospiti grazie al divano letto. Una carta da parati trompe-l’œil raffigurante un paesaggio bucolico dell’agro romano alleggerisce la presenza dell’armadio e introduce una dimensione narrativa che dialoga con il titolo del progetto. Una boiserie rosso vino nasconde l’accesso al bagno, che una volta aperto rivela un antibagno rivestito con mattonelle smaltate della stessa tonalità.
L’intervento è completato da un attento disegno degli arredi su misura: consolle, mobili lavabo, appendiabiti e diversi elementi di falegnameria contribuiscono a costruire un ambiente coerente, in cui architettura e arredo partecipano alla stessa storia domestica. E, proprio come nelle favole, anche qui il progetto sembra suggerire il suo epilogo naturale, un piccolo mondo domestico dove si può immaginare che “vissero felici e contenti”.
CREDITI
Progetto: Appartamento “C’era una volta”
Architetti: Studio RIDE Architettura – Irene Romano, Enrica Di Toppa
Luogo: Roma (RM), Italia
Anno: 2025
Fotografie: Edi Solari













