La dinamica dello sci, del pattinaggio, del salto – quell’energia sospesa tra gravità e slancio – costituisce il punto di partenza per una riflessione architettonica sul movimento come principio generativo dello spazio. Non si tratta di imitare la forma della velocità, ma di assumerne la logica interna attraverso traiettoria, ritmo, accelerazione, pausa. L’architettura diventa così traduzione spaziale di una tensione fisica, dispositivo capace di rendere percepibile l’intensità dell’azione sportiva.
In questo quadro si inserisce l’intervento di IT’S per Casa Italia ai XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 costruisce un sistema di allestimenti capace di interpretare l’identità italiana attraverso un dispositivo architettonico unitario, declinato in tre contesti distinti: Milano, Cortina d’Ampezzo e Livigno. Casa Italia Milano Cortina 2026 è un progetto del CONI, con il coordinamento di Lorenzo Pellicelli, Responsabile marketing CONI. Il progetto espositivo è di Beatrice Bertini e di Benedetta Acciari per tutte e tre le case. Il progetto traduce il tema “Musa”, scelto dal CONI, in una spazialità che mette in relazione sport, cultura e rappresentazione, configurando Casa Italia come infrastruttura simbolica oltre che funzionale.
Affidato alla regia progettuale di IT’S, l’intervento assume come matrice concettuale l’immaginario montano e lo rilegge attraverso un lessico contemporaneo fatto di modularità, prefabbricazione e leggerezza. Alluminio spazzolato e legno diventano materiali narrativi prima ancora che costruttivi. Il primo richiama i bivacchi alpini, la durabilità e la trasportabilità; il secondo restituisce un’atmosfera calda e domestica, capace di bilanciare la dimensione istituzionale dell’evento. Le linee curve, aerodinamiche, la serialità degli elementi e la chiarezza dei sistemi prefabbricati traducono formalmente il dinamismo degli sport invernali.
A Cortina, Casa Italia trova sede presso Farsettiarte, edificio nato dalla riconversione della stazione di partenza della storica funivia Belvedere–Pocol. Qui l’intervento si misura con un contesto stratificato, urbano e paesaggistico insieme, affacciato sul municipio storico e sulla Basilica dei Santi Filippo e Giacomo, ma soprattutto sulle Tofane.
Il progetto introduce un nuovo padiglione temporaneo destinato alla lounge atleti, alla celebration e alle aree interviste, oltre a un portale metallico che segna l’ingresso principale. L’impianto planimetrico a “C” occupa una porzione della piazza antistante, abbracciando e parzialmente coprendo l’estensione della galleria esistente in un gesto di continuità spaziale. Il percorso si articola come una sequenza narrativa: dall’accesso attraverso il portale si attraversano gli spazi espositivi riconfigurati con arredi mobili, fino alla rampa che introduce al padiglione, culminando nello svelamento della vista verso le Tofane, incorniciata da oblò oblunghi che definiscono l’identità figurativa dell’architettura.
La scelta di elementi modulari prefabbricati, montati a secco, risponde a criteri di sostenibilità e ottimizzazione, ma introduce anche una prospettiva di riuso: il padiglione è concepito per essere smontato e rimontato, trasformando l’effimero olimpico in infrastruttura durevole. All’esterno, l’alluminio spazzolato riflette il paesaggio innevato e smaterializza il volume; all’interno, il rivestimento in noce dalle sfumature rossastre costruisce una dimensione raccolta e quasi domestica. La relazione visiva tra lounge e piazza, garantita dalle ampie vetrate, permette la condivisione pubblica del momento celebrativo, dissolvendo il confine tra spazio riservato e spazio collettivo.
A Milano, l’intervento si inserisce negli spazi monumentali della Triennale, articolando un percorso espositivo in nove sezioni dedicate ad altrettante muse: linguaggio, architettura, arti figurative, paesaggio, gusto, musica, arte drammatica, innovazione e sport. Ogni sezione è rappresentata da un oggetto iconico proveniente dall’Olympic Museum di Losanna, a ribadire la dimensione internazionale e condivisa dei valori olimpici.
Nel Salone d’Onore, un panneggio in velluto bianco inclinato a doppia falda ridimensiona l’altezza monumentale dello spazio, riportandolo a una scala percettiva più intima. La palette neutra – bianco, grigio, nero – è animata dalla presenza di opere d’arte e di design che costruiscono un paesaggio interno fatto di sculture, tappeti, sedute e tavoli, in dialogo con materiali naturali. Il portale di accesso alla mostra “Musa” riprende forme e materiali delle altre sedi, stabilendo un segno di continuità tra le tre Case. Nello spazio vetrato del ristorante, affacciato sullo skyline milanese, l’intervento sostituisce arredi e tende, introducendo una moquette in filato riciclato che rievoca i paesaggi invernali attraverso la materia e la cromia.
A Livigno, l’allestimento si inserisce nel Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda, intervenendo su un organismo architettonico complesso. Il portale d’ingresso sovrappone alla varietà stilistica e volumetrica dell’esistente la chiarezza di un sistema modulare in pannelli prefabbricati di alluminio, affiancato da una parete a zig-zag che definisce l’accoglienza.
Tre palestre vengono convertite in lounge, il bar-caffetteria è trasformato in ristorante e una nuova struttura temporanea si innesta sulla terrazza esterna per accogliere uno spazio aperiski aperto al pubblico e un secondo ristorante. Il sistema di pannelli in alluminio e oblò – qui reinterpretati come vetrine – ospita scrigni espositivi, banconi accrediti e guardaroba, mentre una moquette in filato riciclato si sovrappone alle superfici esistenti per delimitare le aree temporanee, marcando la presenza dell’evento senza alterare permanentemente l’architettura.
Attraverso la reiterazione di materiali, dettagli e dispositivi spaziali, il progetto costruisce un’identità coerente e riconoscibile, capace di adattarsi a contesti diversi mantenendo un impianto unitario. Casa Italia si configura così come architettura narrativa, infrastruttura temporanea e dispositivo di rappresentazione, in cui la dimensione celebrativa si intreccia con una riflessione sulla sostenibilità, sul riuso e sulla continuità tra effimero e permanente.
CREDITI
Progetto: Casa Italia “Musa” – Milano Cortina 2026
Luogo: Milano; Cortina d’Ampezzo (BL); Livigno (SO), Italia
Anno: 2026
Direzione del progetto: Lorenzo Pellicelli, Responsabile Marketing CONI
Concept: Marketing CONI e Beatrice Bertini
Progetto artistico: Beatrice Bertini e Benedetta Acciari
Progetto architettonico e scenografico: IT’S
Design d’interni: Bianca E. Patroni Griffi
Fotografie: Francesco Mattuzzi Courtesy: IT’S, Henoto

















