“Tutti i Giorni di Pioggia” racconta un’architettura in modo anticonvenzionale

Il progetto dell’ex Cinema Maestoso, storica sala degli anni ’70 di piazzale Lodi a Milano, convertito a complesso a vocazione sportiva da De Amicis Architetti, letto e raccontato attraverso l’ottica cinematografica, viene trasformato in un dispositivo narrativo che supera la rappresentazione architettonica convenzionale. “Tutti i Giorni di Pioggia”, cortometraggio, diretto da Tommaso Landucci e sviluppato in collaborazione con De Amicis, prodotto da Lungta Film, indaga sulla possibilità di restituire un edificio non come oggetto statico, ma come viene effettivamente percepito e vissuto. 

In un momento in cui l’architettura è spesso ridotta a immagini immediate e codificate, il progetto si allontana dall’idea di “mostrare” l’architettura per lasciare spazio a una sequenza temporale ed esperienziale in divenire. L’oggetto non è presentato nella sua rigida fissità, ma come qualcosa che prende forma e pulsa attraverso l’uso, la percezione e l’interazione.
In questo approccio, il linguaggio cinematografico diventa uno strumento critico. Consente al progetto di superare la rappresentazione descrittiva e di costruire un campo di situazioni, momenti, incontri ed intervalli. L’architettura emerge in modo indiretto, attraverso i ritmi dell’abitare e l’interazione tra corpi, gesti, sguardi e ambiente, piuttosto che tramite una rappresentazione esplicita.
Il film, ambientato all’interno del Magnifico, uno spazio che conserva tracce del suo passato collettivo, accogliendo al contempo nuove forme di utilizzo quotidiano, dialoga con il tessuto sociale esterno. In questo contesto stratificato si sviluppa una narrazione minima, incentrata su due figure: Sang, personal trainer, e Nora, una donna che ogni giorno passa davanti all’edificio, fermandosi a parcheggiare la bicicletta prima di andare al lavoro.

Non esiste uno scambio diretto tra i due. La loro relazione si costruisce attraverso ripetizioni e minime variazioni: sguardi fugaci, tempi condivisi, piccoli gesti che generano progressivamente una silenziosa familiarità. L’architettura media questo rapporto, agendo al contempo come soglia e dispositivo di relazione: inquadra le viste, filtra la prossimità e mantiene una tensione costante tra interno ed esterno.
Ogni scena si confronta con una porzione specifica dell’edificio, evitando però qualsiasi intento esplicativo o illustrativo. L’insieme emerge progressivamente, per frammenti: visioni parziali, possibilità latenti, incontri che non si compiono mai del tutto. Il film lavora per sottrazione, lasciando spazio all’interpretazione e invitando lo spettatore a ricostruire le connessioni tra personaggi, azioni e spazio.
Sang osserva Nora durante le pause, la cerca tra le biciclette all’esterno, sottraendosi per un attimo alla routine della palestra. Nora, a sua volta, ne riconosce la presenza attraverso minimi atti, quasi impercettibili: rallenta, alza lo sguardo, accenna un sorriso. La loro relazione resta irrisolta, sospesa nella ripetizione delle abitudini quotidiane. La possibilità di un contatto è sempre presente, ma non si realizza mai, come se parlare potesse incrinare un equilibrio fragile e tacito.

Landucci adotta questo linguaggio visivo come dispositivo emblematico ed esplicativo dell’interazione che si crea da un intervento rigenerativo capace di attivare il contesto sociale, ridefinendo il modo in cui l’edificio può essere percepito e immaginato. Il Maestoso, vittima di un abbandono subito in modo generalizzato dalle sale cinematografiche per nuove abitudini promosse da piattaforme come Netflix, ritrova grazie a un rispettoso restauro della facciata e ad un’ottimale alternativa di riutilizzo interno non solo la memoria storica ma anche la sua originale valenza di quartiere: una storia di restauro ma anche di riqualificazione urbana raccontata con sensibilità artistica ed impatto emotivo.

Crediti
Locandine: Saganaki Agency
Frame: cortesia di De Amicis Architetti

‘Tutti i Giorni di Pioggia’
di De Amicis Architetti e Lungta film
‍Prodotto da Maurizio Piazza e Andrea Calbucci per Lungta Film
‍Diretto da Tommaso Landucci
DOP: Guido Michelotti
‍Sceneggiature di De Amicis Architetti e Tommaso Landucci
Soggetto: Giacomo De Amicis
‍Produttore creativo: Rossella Destefani