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Niemeyer Mini-Brasilia by Wassim Naghi

Nella città libanese di Tripoli, il celebre architetto brasiliano Oscar Niemeyer ha lasciato un sogno che purtroppo si è trasformato in un’enorme fiera irrealizzata. Questo importante progetto di Niemeyer non è molto noto all’interno della comunità internazionale di architettura in quanto il sito di 100 ettari coi suoi 15 edifici e monumenti costruiti a metà del ventesimo secolo, oggi rimangono strutture incomplete di cemento, dentro un’oasi utopica catapultata nei nostri tempi moderni. La storia comincia nel 1958. In quel periodo, il Libano stava attraversando la sua “età d’oro” quando nell’autunno del 1958 Fouad Shehab fu nominato Presidente della Repubblica. Egli aveva il compito di ricostruire l’unità nazionale all’interno di una strategia equilibrata di sviluppo socioeconomico per il paese, in linea con le principali tendenze del periodo. La costruzione di una grande fiera internazionale a Tripoli, la capitale del nord del Libano, fu un progetto cruciale in questa nuova politica, e ci vollero alcuni anni di trattative e selezione di terreni in collaborazione con i politici tripolitani e coi servizi pubblici comunitari. La fiera era ispirata dall’idea delle grandi esposizioni delle capitali europee dell’ottocento e del novecento, e da importanti strutture chiamate “esposizioni universali (o mondiali)” nelle capitali dei paesi arabi da poco indipendenti, come la Fiera Internazionale di Damasco (1955) che copre 23 ettari, la Fiera Internazionale di Baghdad (1956) che occupa 30 ettari, e la Fiera Internazionale di Smirne (1937) che occupa 46 ettari. La decisione di creare una fiera internazionale a Tripoli è arrivata per affermare il ruolo centrale di Libano nell’economia della regione e per annunciare la fine della egemonia di Beirut e la distribuzione dei frutti della crescita nelle regioni del paese fino al quel momento trascurate. Nel 1962 l’architetto brasiliano Oscar Ribeiro de Almeida Niemeyer Soares Filho, conosciuto come Oscar Niemeyer, aveva appena finito di lavorare su Brasilia, la meraviglia del modernismo della capitale del suo Paese, insieme ai suoi colleghi Lucio Costa e Roberto Burle. In quell’anno, egli fu incaricato da parte del governo libanese di progettare una fiera internazionale permanente. Aveva 52 anni ma quel viaggio era particolarmente significativo perché rappresentava la sua prima commissione oltreoceano, fuori del continente americano. Qualche giorno dopo il suo arrivo in Libano, Niemeyer andò a Tripoli (85 km a nord della capitale Beirut). Lì passò due mesi, durante i quali produsse l’essenza delle sue idee, dando forma al progetto della fiera internazionale. Nelle sue memorie pubblicate 40 anni dopo, spiegò i principi che avevano guidato il suo approccio. La progettazione del concetto e lo sviluppo del progetto hanno impiegato quasi 4 anni prima della costruzione, che cominciò nel 1967 e fu al punto di essere terminata nel 1974, ma nel 1975 la guerra civile libanese interruppe il completamento dei lavori di edilizia dello storico luogo modernista. Brasilia sembra essere stata presente nella testa di Niemeyer quando progettò il sito nel 1963. A prima vista, nel piano generale della fiera di Tripoli con la dominante “grande couverture”, si possono vedere le somiglianze con il piano urbanistico brasiliano. Questa, a forma di boomerang, era stata designata a sovrastare gli stand dell’esposizione internazionale. Da notare come Niemeyer non fu d’accordo con l’idea di avere i padiglioni dell’esposizione in edifici separati, in quanto “confondono il visitatore.” Al contrario, avrebbe permesso che tutti i padiglioni fossero ospitati sotto un’ala o copertura flottante a forma di boomerang la cui struttura, inoltre, era simile a quella dell’Università di Brasilia, con l’utilizzo intensivo di cemento e una tendenza verso curve e vasche riflettenti (3,3 ettari). Il visitatore si sarebbe aggirato fra le strutture distese, dando un’occhiata al piccolo museo nazionale cilindrico — o, perché no, — al museo dello spazio sotterraneo. Il “Pavillion du Liban’, il museo libanese, ricorda il palazzo presidenziale di Brasilia (Palacio Alvorada), ma con i portici posti in su e in giù per imitare l’architettura tradizionale del Libano. Un rivoluzionario alloggiamento collettivo progettato da Niemeyer che aveva molto in comune con il suo precedente Brasilia Palace Hotel (1958), nel 2000 fu trasformato tramite un intervento pesante e distruttivo in un “Quality Inn”, hotel a tre stelle. Questo evento danneggiò il complesso di Niemeyer e portò l’attenzione sulla necessità di creare una politica di protezione dell’autenticità degli edifici. Paradossalmente, questo hotel è l’unica struttura che oggi rimane in attività, insieme all’ufficio amministrativo dell’ingresso principale. La casa-tipo (Residence Type) si ispira alla casa di Niemeyer a Rio de Janeiro, la “casa das canoas”, costruita nel 1953 e oggi utilizzata come sede della Fondazione Oscar Niemeyer. Realizzata su un unico piano, ha il tetto di copertura a forma organica. Il soggiorno e la sala da pranzo si affacciano, attraverso la vetrata continua, su una piscina realizzata con ceramica bianca e roccia artificiale dall’aspetto naturale. “Il mio interesse era progettare questa residenza con la massima libertà, adattandola alle irregolarità del terreno, senza cambiarlo, modellandola in curve, così da permettere alla vegetazione di penetrare al loro interno, senza la presenza di un confine palese di linee rette… ” Oscar Niemeyer. Il teatro sperimentale, a cupola di cemento con un diametro di 60 metri, potrebbe ospitare circa 1200 poltroncine girevoli. Fu progettato originariamente con una disposizione teatrale flessibile. Il palco circolare rotante è elevato idraulicamente, e gli spogliatoi degli attori e le strutture tradizionalmente dietro le quinte si trovano a un piano interrato sotto la platea. Ha lo stesso aspetto dell’Auditorium Ibirapeura (anni 50) e l’Oca Auditorium costruito nel 1951, e chiamato “oca” perchè assomiglia alla dimora tradizionale dei nativi americani. Niemeyer fu una tra le figure più autorevoli nello sviluppo dell’architettura moderna, noto come un grande artista e come uno dei migliori architetti del suo tempo. Le sue innovazioni si focalizzarono sulla filosofia della forma sopra la funzionalità, e a questo proposito due domande rimangono per il futuro: – Per cosa dovrebbero essere utilizzati gli edifici? La maggior parte non può più essere usata per lo scopo originale, ma dobbiamo elaborare qualcosa di nuovo. – E a chi appartiene la fiera? A Tripoli? Al Libano? O si tratta di una proprietà che non dovrebbe avere alcun limite territoriale? Secondo me è troppo grande per essere d’interesse esclusivo dei tripolitani. La fiera appartiene alla comunità internazionale e ora, finché non è ufficialmente registrata, fa parte del patrimonio mondiale dell’architettura e della cultura. Per avviare un piano d’azione al fine di rendere questa struttura leggendaria indimenticata, l’unione di ingegneri libanesi ha svolto, nella primavera del 2014, un grande esercizio accademico rivolto al patrimonio architettonico moderno in Libano. Abbiamo scelto come tema la “fiera internazionale Rashid Karami” a Tripoli. Dieci scuole e facoltà pubbliche e private di architettura hanno partecipato a questo brainstorming a livello nazionale sul futuro della fiera, sotto il tema del riutilizzo abusivo dell’architettura. Oltre 300 idee sono state adottate dagli studenti ed esposte sotto la “grande couverture” di Niemeyer a giugno 2014, in un evento celebrativo chiamato ”Fiera di Tripoli 2020”. Più tardi, ad agosto del 2014, una selezione dei progetti migliori è stata esposta presso il congresso dell’U.I.A (Unione Internazionale degli Architetti) a Durban, Sud Africa. I passi futuri saranno includere questo capolavoro di Niemeyer nelle liste del patrimonio nazionale e internazionale e di promuovere, insieme agli investitori, il suo utilizzo futuro nel miglior modo per Tripoli, il Libano e per l’umanità.