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Le Corbusier e le case del Weissenhof

Uno degli avvenimenti storici più significativi per l’affermazione delle idee del Movimento Moderno in architettura, è stata la realizzazione del Weissenhof di Stoccarda del 1927. Il quartiere-modello, costruito in occasione della seconda esposizione del Werkbund, ebbe un successo eccezionale e resta ancora oggi una delle testimonianze più importanti dell’unità d’intenti che animava gli architetti d’avanguardia dell’epoca1. I ventuno edifici realizzati mostravano caratteristiche comuni, con un approccio funzionalista al progetto che perseguiva anche il contenimento dei tempi e dei costi di costruzione (l’intero complesso fu realizzato in meno di cinque mesi). Il direttore del progetto fu Mies Van Der Rohe, che si occupò degli aspetti gestionali e della sistemazione del masterplan, scegliendo gli architetti ed assegnando i lotti ed i fondi. Tra gli architetti incaricati di redigere progetti, oltre a Le Corbusier e Mies stesso, vi furono i tedeschi Walter Gropius, Hans Scharoun e Bruno Taut, gli olandesi Mart Stam e J.J.P. Oud ed il belga Victor Bourgeois. Mies impose alcune regole comuni: gli edifici dovevano avere forma parallelepipeda con tetto piano ed essere pitturati con colori chiari. Il risultato sorprendente fu che, tranne due eccezioni, tutti gli architetti realizzarono edifici completamente bianchi (da cui il nome Weissenhof) e presentavano caratteristiche comuni enunciate in questa occasione da Le Corbusier nei «cinque punti della nuova architettura». Nonostante i danni della guerra, che comportarono la distruzione di diversi edifici (tra cui quello di Gropius), il sito del Weissenhof è stato oggetto negli anni di vari interventi di ripristino e recupero, culminati nel 1958 nella classificazione dell’intera area come “sito protetto”, in virtù del grande interesse architettonico universalmente riconosciuto, che fa di questo complesso una testimonianza imprescindibile e senza tempo – timeless – dell’ingegno creativo dei grandi maestri dell’architettura moderna.

In questo contesto, gli edifici di Le Corbusier rappresentavano la massima esemplificazione dei principi della modernità. Al maestro fu assegnato il budget maggiore e due lotti in posizione privilegiata rispetto alla città. Le due case realizzate da Le Corbusier presentano caratteristiche costruttive diverse: una, concepita sul modello della casa Citrohan, ha struttura in cemento armato, l’altra è una casa doppia con struttura in acciaio2. Entrambe sono sollevate su pilotis. La casa in cemento armato presenta grandi superfici vetrate sul prospetto principale che all’interno illuminano uno spazio a doppia altezza con la zona notte che si apre sullo spazio di soggiorno. La casa in acciaio costituisce una rappresentazione forse ancora più evidente dell’abitazione concepita come machine à habiter: all’interno uno stretto corridoio (che Le Corbusier sottolineerà avere le stesse dimensioni di quelli presenti nei vagoni ferroviari) svolge la funzione di spazio di percorrenza e connessione, mentre gli arredi con i letti a scomparsa consentono di lasciare libero lo spazio living. All’ultimo piano, ambienti studio-libreria si aprono verso il tetto-giardino che diventa un luogo fondamentale della moderna concezione dell’abitare. La capacità di lavorare su una piattaforma d’idee condivisa, dimostrata dagli architetti dell’epoca con la realizzazione del Weissenhof, ed il successo straordinario dell’iniziativa, porteranno da lì a breve alla nascita dei CIAM (Congressi Internazionali di Architettura Moderna) nel 1928, dominati dalla leadership di Le Corbusier, in cui la convergenza su tematiche ed interessi comuni acquisirà un ulteriore valore politico e programmatico.

Story . Tiziano Aglieri Rinella
Photo . Gonzalez / Weissenhofmuseum

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