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Houses by Piero Castellini & Nanda Vigo

Le cronache ufficiali dell’architettura citano raramente Piero Castellini (1938) e Nanda Vigo (1936), due figure “scomode” che lavorano effettivamente ai margini della disciplina, contaminandola con gli influssi di altri mondi. Castellini, per Manolo De Giorgi, è il maestro dell’“arredamento alla milanese”. La sua abilità nell’“ars combinatoria fatta di pesi, minicontrasti o di fusioni, di scelte e connubi” è quello che apprezzano i suoi committenti, ma anche il facile appiglio critico per chi vuole liquidarlo come un pur valido maestro del buon gusto. Vigo è riconosciuta nel mondo dell’arte ad altissimi livelli – per dirne una, le è stata recentemente dedicata una monografica alla Sperone Westwater Gallery di New York – ma le sue sperimentazioni architettoniche hanno sofferto di un lunghissimo oblio critico, recentemente scalfito da poche mostre e pubblicazioni. Castellini e Vigo sono indubbiamente una “strana coppia”, ma un campo di ricerca comune ai due esiste. Entrambi progettano case da decenni e, soprattutto in un momento fortunato a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, confrontati con il tema dell’appartamento (post-)moderno per l’alta borghesia, ne hanno fornito due interpretazioni personalissime e solo all’apparenza antitetiche.

Un rapido flashback sugli anni della loro formazione mostra Castellini, dandy fin da giovane e sempre col fazzoletto colorato nel taschino, dividersi tra le aule del Politecnico di Milano, i cortili della Casa degli Atellani, dimora del nonno Piero Portaluppi, e le spiagge di Porto Rotondo; Vigo a cavallo tra Milano, dove frequenta Filippo de Pisis, Mario Radice e altre importanti amicizie paterne, l’Ecole Polytechnique di Losanna dove studia e poi di nuovo Milano, tra i vicoli di Brera dove si lega a Piero Manzoni e Lucio Fontana. Castellini e Vigo traducono nei loro interni domestici la cultura che deriva da questi percorsi privilegiati e molto diversi. All’inizio degli Anni di Piombo progettano case che sono innanzitutto formidabili dispositivi di fuga dalla realtà, dagli spazi pubblici ostili della città che sono luogo di manifestazioni e attentati, ma anche di convenzioni e cliché. Nel privato dei loro appartamenti, ridefiniscono senza inibizione il confine tra il rigore e la sovversione, la regola e le sue tante eccezioni, il dovere e la libertà. Rigore: per Castellini è la cura artigianale nella selezione e lavorazione di tutte le materie prime – legno, moquette, tessuti, bronzo, ferro battuto – affidate alle mani abili dei suoi artigiani; per Vigo è, ad esempio, la scelta di un unico colore – la casa sarà blu, gialla, bianca, nera! – e la lotta a tratti radicale contro il tradizionale complemento d’arredo.

Libertà: nelle parole di Massimo Martignoni, per Castellini è un processo continuo di “contaminazione linguistica” che impiega “le cose preziose fianco a fianco con quelle (assai più divertenti) false o rappezzate, l’antico con il contemporaneo, il minimale con il sovrabbondante”; per Vigo, è il rifiuto della luce naturale, schermata da pannelli di vetro fumé, l’inclusione nell’ambiente domestico di materialità fino ad allora inedite – dai profili d’acciaio lucidissimo al peluche – e l’integrazione dei tagli di Fontana e dei rilievi prospettici di Enrico Castellani direttamente nello spessore delle pareti. Entrambi giocano con complicità e ironia con le passioni e i tic dei loro committenti, invitandoli a dimenticare temporaneamente le preoccupazioni della vita metropolitana, per vivere gli interni con elegante nonchalance (Castellini), o coinvolgendoli in un’esperienza di trance quasi esoterica, dove tutti i sensi sono alterati (Vigo). Così, la “brughiera inglese popolata da volpi, cani e cavalieri”, fatta di stampe e di moquette e intonaci verde scuro, che Castellini arreda per l’amico Luigi Settembrini, ma anche l’appartamento che Vigo colora tutto artificialmente di giallo, per un committente che viene dal mare e non sopporta la nebbia di Milano, rispondono in fondo allo stesso fondamentale quesito: fino a che punto è possibile trasgredire nello spazio della casa?

Story . Alessandro Benetti
Photo . Carla De Benedetti + Casali + Marco Caselli