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Enfin Designer. Conversation with Alberto Alessi

Molteplicità come storia
La storia della Alessi comincia nel 1921 a Omegna, quando il nonno Giovanni crea l’azienda. C’è anche un altro nonno, da parte di madre, che si chiama Bialetti il cui figlio, Renato, ha lasciato traccia di sè sulle caffettiere: è l’omino con i baffi, ideato negli anni ’50 dall’agenzia Orsini. Seguono figli e cugini. Il padre Carlo disegna la famosa serie “Bombè” nel ’45, poi smette di disegnare, dopo la guerra, per dedicarsi alla gestione dell’azienda. Alberto rappresenta la terza generazione.

Molteplicità come incontri
Alberto voleva studiare psicologia o architettura, ma il padre lo spinge a laurearsi in legge. La sua tesi sarà sugli Statuti della Val Formazza.
Il giorno dopo la laurea è già in fabbrica e poi subito in Germania a visitare i clienti, per capire il mercato. Siamo nel 1970; l’azienda gli appare un po’ tetra e anche il paesaggio intorno risulta plumbeo. Cerca di allargare i contatti, aprire la rosa delle persone che potessero portare respiro. Nel ’71 crea “Alessi d’Après” una collezione che coinvolge artisti come Cappello, Consagra, Cascella, Pomodoro. L’idea è portare l’arte al grande pubblico con tiratura illimitata. La collezione non funziona. Alberto non si lascia intimorire. Nel ’71 incontra Sottsass, che gli presenta Sapper. Attraverso Modo incontra Mendini, che gli presenta Castiglioni. Tramite Sargiani conosce Grignani, Tovaglia, Munari. Gli anni ’70 sono caratterizzati dalla frequentazione di professionisti di qualità che collaborano con l’azienda. La visione di trasformare la “produzione di arte applicata” in “fabbrica del design italiano” prende corpo. I prodotti si vendono. Il padre Carlo inizia ad andare a pescare; il nuovo condottiero è saldamente in sella.

Molteplicità come collaborazioni
I contatti aumentano. Si apre una fase di ricerca di collaborazioni che si renderà evidente con la presentazione della Collezione “Tea and Coffe Piazza”: oggetti da tavola disegnati da architetti e presentati come architetture da tavola. La visibilità di Alessi esplode a livello internazionale.
Il segno di Aldo Rossi con il Teatro del Mondo campeggia nella laguna di Venezia durante la Biennale del 1980 che sancisce la nascita del Postmodern e sulla tavola di chiunque con la “Conica” di Alessi.
Di fatto questo processo di ricerca è per Alessi un modo di individuare gli architetti con i quali continuare a lavorare. Ne usciranno rafforzate le collaborazioni con Aldo Rossi e Michael Graves con produzioni di grande successo. Starck arriva da solo, conosciuto a Parigi all’Istituto Italiano di Cultura a metà degli anni ’80.

Molteplicità come materiali
Alessi come un direttore d’orchestra dà voce a personaggi diversi, ascolta il mercato, immagina racconti, affascina il pubblico. L’azienda gli sembra troppo autorevole e sente la necessità di aprire ai giovani. I progetti che gli sottopongono sono colorati, non si possono realizzare in metallo, ma sono portatori di novità.
L’acciaio non bastava più, si aprono le sperimentazioni con il legno e la ceramica, ma è con la plastica che si sviluppano i nuovi progetti come la collezione “Family Follows Fictions” di Giovannoni, Venturini, Mirri, Giacon. I nuovi prodotti sono più trasparenti, leggeri e meno costosi.
Caratterizza gli anni ’90 il design ludico, giocoso, colorato di Venturini, Giovannoni, Starck, che asseconda l’acquisto d’impulso e apre nuovi mercati.

Molteplicità come fattori
La formula magica per individuare un buon prodotto da mettere in produzione tiene conto di diversi fattori in modo da non essere soggettiva: funzionalità, memoria, capacità comunicativa e prezzo. Dando un punteggio massimo di 5 punti ad ognuna di queste categorie accade che quando un prodotto ne raccoglie quasi 20 si sa che si arriverà a 100.000 esemplari, se si resta a metà punteggio se ne venderanno solo 1.000/2.000.

Molteplicità come numeri
Raramente i prodotti escono dal catalogo, che ne raggruppa oggi 1.000, a cui si aggiungono le declinazioni di colore e misura per circa 3.000 prodotti totali. Ogni anno ne entrano 60/80 di nuovi e ne escono poche decine, quindi il magazzino diventa complicato da gestire. Eppure solo lanciando nuove produzioni si riesce a crescere.
Nelle prime collezioni i progettisti coinvolti erano una dozzina e la loro presenza più forte, negli ultimi anni c’è maggiore frammentazione.
La collezione “Tea and Coffee Towers” del 2003, in tiratura limitata di 99 esemplari rappresenta lavori di 23 progettisti tra cui Toyo Ito, Chipperfield, Fuksas, Hadid. Ogni autore ha un linguaggio diverso e oggi sono più di 400 i designer che collaborano con l’azienda.
Il rapporto di lavoro con Giovannoni dura da 25 anni, quello con Mendini da 40 anni. Con Mendini si è stabilita una collaborazione intensa, di tipo meta-progettuale. La curiosità spinge Alessi a continui nuovi contatti, tra i più recenti: Fukasawa, Morrison, Wanders, Zumtor.

Molteplicità come settori
I nuovi percorsi di ricerca si aprono alle partnership negli anni ’90 con Philips nel settore degli elettrodomestici, con Thomson nell’elettronica e si sviluppano con i progetti di licensing nel settore del bagno con Laufen, Oras e Inda, delle cucine con Valcucine, dei telefoni con Siemens, degli orologi con Seiko, del tessile da cucina con Zucchi/Bassetti. Un intero mondo di prodotti declinato secondo Alessi.

Molteplicità come sogni
Fuori dall’azienda prende vita un altro progetto: quello della produzione del vino, che avviene in una antica tenuta del 1641, sul Lago d’Orta.
Il vino ha un nome lungo e singolare “La signora Eugenia e il Passero Solitario”. La Signora Eugenia è la prima proprietaria dell’antica vigna, il Passero solitario è Alberto Alessi stesso. Si tratta di Pinot nero, Chardonnay, la cui produzione si sviluppa da una dozzina d’anni, mentre una di Champagne è prevista dall’anno prossimo. Per questa produzione Alberto ha disegnato personalmente una bottiglia, ce la mostra con orgoglio e naturalezza, come fosse un nuovo gioco. Dopo tante occasioni offerte a tanti architetti di progettare innumerevoli oggetti, finalmente un disegno tutto suo.

Finalmente designer!

Story . Luisa Bocchietto
Photo . Marco Bello