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Bjarke Ingels, Rebel

LM
BIG ha da sempre lavorato con le comunità. Una sottile linea rossa percorre tutte le vostre esperienze, dall’esordio a Copenaghen al 57 West a New York, alla serie di sedi aziendali che state progettando in diverse parti del mondo, da S. Pellegrino a Google passando per Lego. Una vera sfida. Quindi cosa significa per te come designer lavorare con comunità che al giorno d’oggi vivono in uno scenario continuamente mutevole?

BI
Credo che la vita e il lavoro siano in continua evoluzione, così come il modo di vivere nelle città. Ciò costituisce un’ottima opportunità per gli architetti. Sono un accanito sostenitore dell’importanza dello studio dell’architettura del passato, degli edifici e di come la gente li abitava, perciò, prima di iniziare un progetto, cerchiamo di prendere in considerazione quel che è stato fatto in precedenza e di trarne insegnamento, ma allo stesso tempo di individuare in che modo il mondo è cambiato da quel momento o in cosa la città o il paese attuale si distingue da quello passato. In un certo senso sono proprio quei cambiamenti, o il cambio di missione, a dare all’architettura la possibilità di plasmare qualcosa di differente. Pertanto, ritengo si possa dire che è molto difficile per l’architettura creare qualcosa di nuovo senza aver individuato un cambiamento o una trasformazione, che una volta identificati suggeriscono agli architetti come procedere esattamente, quali conflitti risolvere e quali sono le possibilità aperte.

LM
Il tuo è uno studio in cui si lavora traendo ispirazione dalle trasformazioni. Utilizzate l’architettura come reazione ai cambiamenti e negli ultimi anni avete saputo tenere il passo con la vita che cambia intorno a noi in maniera esemplare. Il pubblico reagisce positivamente a quel che non si aspetta e le opere di BIG sono in grado di generare una forma di attenzione spesso inimmaginabile.
L’architettura ha successo quando esaudisce i desideri delle persone, anche quando non ne sono consapevoli. Quando dà origine a qualcosa che fa dire loro “wow”! È proprio come lo immaginavo! Essere in grado di dare voce ai desideri nascosti delle persone e trasformarli in spazio è molto entusiasmante.

BI
Mi sembra un’affermazione molto interessante, la condivido pienamente. Quello che dici è verissimo! A volte le persone hanno aspirazioni che non sanno definire con precisione! È un po’ come innamorarsi. Non riesci a descrivere la ragazza dei tuoi sogni finché non la incontri e allora hai l’impressione che non poteva essere diversa. In un certo senso è quel che cerchiamo di fare. La traduzione danese della parola “design” è “dare forma”, cioè letteralmente plasmare qualcosa. Ritengo sia la definizione migliore, dare forma a qualcosa che ancora non è stato immaginato. Il nostro obiettivo è individuare le cose che hanno subìto un cambiamento, i problemi che sono insorti e la necessità di risolverli tramite una soluzione inattesa. Poi cerchiamo di dare forma a questa nuova condizione o di riorganizzare le nuove attività e una volta arrivati a questo punto, dopo aver smascherato il cambiamento, noi architetti vediamo una cosa nuova, a cui non è mai stata data forma. Se siamo fortunati o abbiamo successo è quasi come aver scoperto qualcosa per la prima volta ma che nel contempo sembrava esistere da sempre.

LM
Capisco cosa intendi. Qual era ad esempio la visione inattesa dal pubblico nei progetti residenziali che avete realizzato a Copenaghen? Questo è anche l’elemento chiave di 57 West, che può essere visto come l’evoluzione del medesimo ideale di ambiente collettivo, da Copenaghen a Manhattan. In entrambi i casi un’enorme struttura che trae ispirazione dalle Megastrutture degli anni Sessanta ma che è allo stesso tempo completamente a misura d’uomo.

BI
La cosa divertente è che se si guarda Via 57 dall’esterno, ciò che colpisce di più è naturalmente il suo carattere iconico e si ha l’impressione che sia stato progettato partendo dal suo involucro, come una scultura.
Entrando si può osservare il cortile e si è colti di sorpresa dall’immensità dello spazio al centro dell’edificio. Il cortile si svela agli occhi del visitatore come un giardino segreto, come se l’effetto consueto di apertura fosse stato invertito. La sua forma iconica è il risultato diretto del nostro obiettivo di offrire un cortile europeo a una città americana, e in questo senso ritengo che la forma che risulta da questo esperimento sia ancora più suggestiva della maggior parte delle nostre opere. Risponde in qualche modo a un desiderio collettivo di originalità rispetto ai luoghi tipicamente newyorkesi.

LM
Tutte le vostre opere sembrano ispirate all’idea di stupore e questo mi affascina moltissimo. Anche quando si tratta del fumo bianco che esce dalla centrale di smaltimento rifiuti di Copenaghen o dell’enorme triangolo che si staglia nel bel mezzo dei grattacieli newyorkesi. Ogni volta giocate con l’“effetto wow”, che non è mai retorico e nasce dall’idea che le persone hanno ancora voglia di stupirsi.

BI
Penso che sia importante ricordare che l’essere umano, oltre ad avere un corpo, è in grado di pensare. È del tutto naturale. Ciò deve essere preso in considerazione quando si vuole comunicare qualcosa. Gli architetti, come i pittori o i musicisti, devono rivolgersi non soltanto alle orecchie della gente, ma anche alla loro mente e al loro cuore. Questo è importantissimo. Voglio dire che deve sempre esserci qualcosa di retorico o di intellettuale. Una cosa divertente come sciare sul tetto di una centrale elettrica può apparire come radicalmente differente dal modo classico di vivere quello spazio, e ne cambia la percezione.
Inoltre, se si pensa a una città di successo, il suo spazio urbano deve corrispondere a un luogo in cui le persone si spostano dal punto A al punto B e in cui fanno la spesa, vanno al lavoro e tornano a casa in modo agevole, ma anche a un luogo di festa e divertimento. Una città agevole potrebbe non essere fra le città che hanno più successo.

LM
Nell’ultimo periodo il tuo studio ha lavorato a una nuova generazione d’infrastrutture. Penso all’Hyperloop di Dubai e al gasdotto. Negli ultimi anni avete considerato le infrastrutture come parte integrante del vostro ambiente progettuale. Cosa significa per voi realizzare progetti di così diversa portata architettonica?

BI
In architettura si tende a concentrarsi in maniera maniacale sui particolari e a perdere completamente di vista il 99,9% della città. Gli architetti danno corpo e anima per progettare un piccolo e bellissimo museo ma non ritengono interessante un’autostrada da miliardi di dollari.
In questo senso naturalmente, con l’Hyperloop o la centrale elettrica di Copenaghen, cerchiamo di riprendere il controllo di opere pubbliche solitamente in mano agli ingegneri e progettate per uno scopo solo: fornire energia elettrica o evitare che la città galleggi sull’acqua. Questo approccio monotematico fa sì che la città sia piena di spazi inutilizzati e di opere pubbliche gigantesche che non si integrano in maniera armonica nella città. E anche se queste strutture sono costruite grazie a finanziamenti pubblici di miliardi di dollari, non tengono minimamente in considerazione la vita pubblica che vi gravita attorno.
Penso che possiamo contribuire a dimostrare che le medesime risorse e le medesime agevolazioni possono essere profuse a partire da un modo di pensare realistico e che possiamo generare un valore maggiore nonché avere un impatto più forte sulla nostra città rispetto a quando ci concentriamo soltanto sull’aspetto estetico dell’architettura.

LM
La mia ultima domanda sorge da una curiosità. Avete mai progettato una villa monofamiliare? Il tuo studio si concentra solitamente sui luoghi collettivi. Questo tipo di progetto ti attira o invece, diciamo, esula dalle tue aspirazioni?

BI
Al momento stiamo progettando quattro villette mentre una a Città del Messico è quasi terminata. Credo che progettare un’abitazione privata sia qualcosa di davvero personale. È come disegnare o dipingere un ritratto. Naturalmente è importante esprimersi come artista o architetto, ma secondo me è ancora più interessante comprendere l’essenza della personalità, l’anima della persona. Se si riesce nel proprio intento si arriva poi a catturare non soltanto la personalità presente ma anche quella futura, quella potenziale.
Il progetto di abitazione in Messico è stato influenzato dal fatto che il cliente richiedeva una piscina olimpionica lunga 50 metri ma larga soltanto due. Ciò ha avuto un forte impatto sul territorio, l’abbiamo dovuta costruire in diagonale!

LM
Non vedo l’ora di vederla!

Interview . Luca Molinari